Rivista – n.2 / 2010

2010 - n2
L’ EDITORIALE
A scuola senza geografia? Con questo interrogativo l’Associazione Italiana Insegnanti di Geografia, insieme alle altre associazioni geografiche, ha lanciato un appello per manifestare la propria contrarietà per scelte ministeriali incomprensibili compiute a danno della geografia: sapere di base per la formazione culturale e
professionale dei giovani. Una riforma complessiva avrebbe potuto costituire un’occasione per offerte educative aperte alle nuove esigenze della società,
che le numerose sperimentazioni succedutesi per decenni non hanno soddisfatto, oltre che rappresentare una pagina coerente di equilibrio tra saperi diversi, pur se in una fase di ridimensionamento dei quadri orari delle discipline.Cosa avviene per la geografia, già penalizzata per le sperimentazioni in atto? Scompare completamente negli Istituti Professionali, è penalizzata in quelli Tecnici, è ridotta e associata inspiegabilmente alla storia antica nel primo biennio dei Licei.

Da tali scelte nasce l’appello, che ha ricevuto riscontri inaspettati per quantità (30.000 firme in pochi giorni) e per qualità (numerosi i commenti su cui riflettere), ma ha pure risvegliato un interesse raramente manifestato per una disciplina, che ha coinvolto mass media, enti e associazioni culturali,
autorità accademiche, professionisti, pensionati, casalinghe… e soprattutto moltissimi studenti, principali destinatari della riforma.

Risposte così ampie meritano approfondite e inderogabili valutazioni da parte dei geografi; ma dovrebbero riflettere anche le istituzioni politico-amministrative della scuola. Tante sono le possibili chiavi di lettura attraverso cui commentare quanto sta accadendo alla geografia; quella di cui desidero servirmi (unica scevra di condizionamenti e di pressioni di altra natura, estranei allo spirito dell’AIIG) è culturale, da declinarsi simultaneamente sul piano della ricerca e della didattica.

L’avverbio “simultaneamente” rappresenta la premessa del ragionamento, giacché la considerazione disgiunta di questi due principi mina la stessa essenza della geografia, vitale solo se generata da un loro raccordo fecondo.

La domanda dell’appello – ovvero se sia possibile una scuola (e di conseguenza una società) senza geografia – ne implica un’altra più scottante: esiste una crisi della geografia, che l’attuale riforma evidenzia? Di sicuro è un momento decisivo, tra i tanti ricorrenti nella storia della disciplina, che i geografi non possono eludere e che devono superare proprio sul piano culturale.

Sembra un buon punto di partenza l’enunciazione che l’AIIG sta sostenendo convintamente in merito alla funzione insostituibile della geografia: “Formare
cittadini italiani e del mondo consapevoli, autonomi, responsabili e critici, che sappiano convivere con il loro ambiente e sappiano modificarlo in modo
creativo e sostenibile, guardando al futuro”.

Tale enunciazione, base dell’appello, implica ragionamenti essenziali per le competenze disciplinari, il primo dei quali riguarda un nucleo fondante della geografia: la cultura del territorio. Proprio nella carenza, che oggi se ne riscontra, risiede uno dei mali del nostro Paese, preda di attacchi dissennati al suo territorio, ai quali non corrisponde una sufficiente reazione della popolazione, spesso priva di adeguate chiavi interpretative. Infatti nel territorio si ritrovano i concetti di cittadinanza, d’identità, ma anche di integrazione e confronto delle diversità, di sostenibilità, di rapporti temporali come intreccio tra passato e futuro, tra memoria e progetto.

Un secondo ragionamento riguarda l’interpretazione del mondo, che nella globalizzazione ha le sue prime radici conoscitive. Nella geografia si trova il riferimento essenziale, giacché le competenze si acquisiscono proprio nello spazio, osservato da punti di vista molteplici, e nell’ineludibile correlazione delle diverse scale spaziali. I vari problemi che ci coinvolgono – dal fenomeno migratorio al cambiamento climatico – hanno il loro presupposto conoscitivo in una prima essenziale operazione: il loro collocamento in corrette e correlate dimensioni spaziali.

Un terzo ragionamento porta alla lettura degli spazi terrestri, legata al sapiente utilizzo del codice cartografico, linguaggio esclusivo della geografia, aggiornato con le moderne risorse tecnologico-informatiche. E la geografia ci conduce alla consapevolezza che non potremmo muoverci nello spazio se non ci formassimo mappe mentali, progressivamente ampliate dall’ambiente vissuto alla fisionomia dell’intero pianeta. Più sarà fitta la nostra rete di conoscenze spaziali, meglio riusciremo a comprendere il mondo; le conoscenze spaziali vanno senz’altro puntellate da informazioni e nozioni (i nomi dei luoghi con rispettive localizzazioni), che tuttavia non devono ridurre il sapere geografico all’abilità di rispondere a quiz televisivi e non possono coincidere con le più vaste competenze per l’interpretazione delle dinamiche del mondo.

Altro ragionamento, antico e attualissimo, riguarda la frammentarietà.

È un pericolo che manifesta allarmanti segnali, anche in questa riforma. Il sapere geografico, patrimonio scientifico prezioso, disperso in tanti rivoli attribuiti a diverse discipline – alla storia e alla letteratura, alle scienze naturali e alla matematica, all’economia e alla sociologia – perde le sue esclusive potenzialità e il ruolo cardinale in progetti trasversali, dimostrato in tante buone pratiche didattiche. Ma lagnanze e proteste non bastano;
occorre rifondare una nuova immagine della geografia, condivisa e unitaria, pur con le necessarie curvature epistemologiche.

La riflessione deve partire dall’accademia, per diffondersi nella scuola. E l’AIIG, che si sostanzia nel rapporto tra ricerca e applicazione didattica, rivolge il suo appello a tutti i geografi, affinché si possa aprire al più presto un forum di discussione. Della geografia non si può e non si deve fare a meno. Sta a noi dimostrarlo. La mobilitazione di molti, che a vario titolo si sono attivati in questa difficile circostanza e che sentitamente ringrazio, è augurio e speranza per il futuro.

Gino De Vecchis

indice

CONTRIBUTI3. Chi difende la geografia? Diario di trincea, di Marco Maggioli e Riccardo Morri

6. La geografia e la scuola: i quotidiani al tempo dell’appello

11. La strategia glaciale per la sopravvivenza al riscaldamento globale, di M. Pelfini, V. Garavaglia, C. Balducci & I. De Paulis

16. La transizione bulgara tra crisi internazionale e nuovi scenari futuri, di Valerio Raffaele

21. Giornata della terra, in Il pianeta degli uomini, rubrica di Giorgio Nebbia

LABORATORIO DIDATTICO

23. Le Linee Guida per l’educazione ambientale e allo sviluppo sostenibile: un ruolo importante per la Geografia, di Cristiano Giorda e
Maria Teresa di Palma

26. La geografia vista da dentro la scuola, di Lorena Rocca

31. La cooperazione internazionale come esperienza di laboratorio didattico in geografia, di Laura Angela Ceriotti e Anna Bossi

36. Considerazioni sul mutamento del sistema-mondo. Nuovi assetti di potere al tempo della crisi, di Fabio Massimo Parenti

EVENTI E NOTE

38. SECOA: Un nuovo progetto di ricerca europeo

39. “Borsa Italiana Go Slow – Prove di viaggio lento in autodromo”

40. L’uomo che portò la buona novella anche agli uomini della Terra d’Oriente, di Silvia Koci

42. Tre importanti Convegni all’Università di Padova

43. Presentazione del volume “Nuova geografia delle macro regioni. L’Asia orientale si confronta con il mondo”, di Emanuela Gamberoni

44. Reti di memoria; Paesaggio senza memoria

45. Recensioni e segnalazioni

48. Vita dell’Associazione

Copertina

Inserto fronte e retro:

IL TELERILEVAMENTO PER L’OSSERVAZIONE DEL NOSTRO PIANETA DALLO SPAZIO

Maurizio FEA, European Space Agency (ESA) – ESRIN, Frascati

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53° Convegno Nazionale
Associazione Italiana Insegnanti di Geografia
5° Convegno Nazionale
Associazione Italiana Insegnanti di Geografia – Giovani14° Corso Nazionale di aggiornamento e sperimentazione didattica

Abruzzo dignità antiche e identità future
Giulianova lido (TE), 16 – 21 ottobre 2010
>> Programma preliminare <<

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